Il fotografo è un artista o si può definire tale ?

 

Spesso mi sono chiesto un fotografo può considerarsi un artista?  La fotografia è un arte? Credo che la fotografia sia un arte a tutti gli effetti, sublime quando esprime nella sua essenza uno stato dell'anima, un processo creativo, uno stato d'animo. La fotografia può essere, come un quadro, una crosta non esprimere niente e lasciare indifferenti, ma può, quando riuscita, esprimere intense emozioni, che lasciano un segno e regalano un attimo di sensazioni quasi metafisiche. Qui riporto alcune considerzioni inerenti il concetto di Fotografo-artista che mi sembrano interessanti....


È necessario sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino (....). Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un fatto e l'organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. È mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio e il cuore. È un modo di vivere....
Henri Cartier-Bresson

 

La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d'arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere e comunicare emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione.
John Hedgecoe

Come ho avuto modo di dire in piu' di un'occasione, il fotografo è prima di tutto un esteta, è qualcuno che apprezza il bello, non necessariamente il bello stereotipato, anzi semmai ne fugge, ma un "bello".
Il fotografo è un artista a pieno titolo, nonostante non sia sempre stato considerato tale, che usa lo strumento fotografia come mezzo di espressione così come altri usano la pittura, la scrittura, la musica, la scultura e via dicendo, quindi per capire chi è il fotografo bisogna capire chi è l'artista.
L'artista, come detto altrove, è colui che ci offre una nuova visione, ci apre la porta su qualcosa che è già in noi ma che non siamo in grado di percepire, di vedere. Spesso neppure l'artista riesce a razionalizzare tale nuova visione, è qui che interviene la critica che ci fa da tramite, ma allora l'artista produce inconsapevolmente arte? E' uno strumento a sua volta? E' uno sciocco geniale? Certamente no. Non mancano esempi di artisti di questo tipo, ma non sono la norma, ci tornerò su se l'argomento troverà interesse.
L'artista allora come e dove pesca la sua arte se non riesce a razionalizzarne la visione? Il problema è nella percezione.
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di mettere a fuoco dei punti in comune tra gli artisti più disparati. Se guardiamo alle biografie della maggior parte degli artisti scopriamo sempre storie personali piuttosto complesse, difficili, chi non conosce i "poeti maledetti"? Moltissimi artisti erano malati, affetti da malattie comuni e meno comuni, comunque malati; altri erano dediti all'abuso di alcol e stupefacenti, molti, moltissimi, immersi in una vita di debiti e creditori, insomma sono stati davvero pochi coloro che hanno fatto arte e ne sono usciti vivi...
Questo cosa vuol dire? Sicuramente non che è necessario sbronzarsi per fare arte anche se potrebbe sembrare il contrario                        
In realtà nell'artista l'abuso di alcol e stupefacenti non è una causa ma un effetto, è una spia, spia di una sofferenza interiore dell'uomo; la sofferenza è infatti ciò che unisce artisti così diversi, sofferenza dell'anima, derivata appunto da una malattia, una deformità (pensiamo a Toulouse-Lautrec ad esempio, zoppo a causa di una malattia genetica), oppure ad una sensibilità diversa, pensiamo a quanti grandi artisti erano omosessuali in periodi storici in cui l'omosessualità aveva tutt'altro impatto nel tessuto sociale, una sensibilità profonda, un contatto molto stretto con il proprio animo; pensiamo anche a quanta arte è nata da sofferenza sentimentale, quanta poesia e stata scritta per celebrare un sentimento d'amore deluso o tradito (basterebbero le tragedie di Shakespeare per chiarire il pensiero).
Cosa fa l'artista di questa sofferenza? Come fa a trasformarla in arte? In realtà ciò che fa l'artista è proprio un processo di razionalizzazione, con la sua opera razionalizza il suo sentire profondo e cerca di affrontarlo, è per questo che l'arte è un'esigenza dell'artista, senza il processo di produzione artistica (e quindi di razionalizzazione) l'artista sarebbe sopraffatto dal suo sentire, nel produrre arte l'artista mette a fuoco il suo sentire e si libera di una parte di questa sofferenza. Il problema per noi sta nel comprendere quell'arte. L'artista, infatti, razionalizza sì il suo sentire ma lo fa sempre in funzione di se stesso, l'azione di razionalizzazione deve essere significativa per lui ma il suo sentire, diverso dal nostro, lo porta a produrre opere a noi spesso non comprensibili e che necessitano di "traduzione". Per semplificare e chiarire il concetto, immaginiamo uno scultore cieco: il suo percepire il mondo sarà necessariamente diverso dal nostro, le opere che produrrà saranno in funzione del suo sentire il mondo, non saremo mai in grado di comprendere le sue opere istintivamente perché ci manca la comprensione del suo percepire il mondo, tuttavia un processo di studio ed apprendimento, un'accurata "traduzione" tra il suo sentire ed il nostro, ci permetterà di scoprirne la sensibilità e l'arte.
(da Patrizia Pieri)